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Una rete di “nonni sociali” a sostegno della comunità e dei genitori fragili. Il progetto di Auser Lombardia

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10 maggio 2017
nonni33

Creare una rete di “nonni sociali” a disposizione della comunità e a sostegno dei genitori in situazione di fragilità o difficoltà. È l’obiettivo del progetto “I nonni come fattore di potenziamento della comunità educante a sostegno delle fragilità genitoriali” presentato da Auser Lombardia al Bando Prima infanzia 2016, uno dei 133 selezionati per la seconda fase. “Uno dei temi ricorrenti quando incontriamo gli anziani a eventi ludici, durante gli accompagnamenti a visite, a fare la spesa, al cimitero o nei corsi dell’università della terza età, è la preoccupazione nei confronti dei nipoti – spiega Lella Brambilla, presidente Auser Lombardia – D’altra parte, il welfare in Italia è per il 90% sulle spalle delle famiglie e al loro interno su quelle dei nonni che svolgono un lavoro di supplenza, integrazione e aiuto dei figli a favore dei nipoti. Un lavoro gravoso, ma che li gratifica”. L’idea del progetto nasce da qui. “Il bando riguarda la fascia di età 0-6 anni, una fase in cui l’apprendimento segna fortemente la vita futura – spiega Brambilla – e allora ci siamo chiesti perché un nonno non può diventare un nonno sociale, non solo per i suoi nipoti ma anche per chi i nonni non ce li ha, come i bambini di origine straniera, o per chi ha situazioni familiari complicate?”. Il progetto vede come capofila Auser Lombardia e coinvolge una rete di 32 partner tra cui Auser Toscana, Auser Umbria, Università Bicocca, Università di Firenze, la Fondazione Asilo Mariuccia di Milano, l’Istituto degli innocenti di Firenze, Comuni e cooperative sociali. In Lombardia sono stati scelti Sesto San Giovanni (il Comune è partner e l’area di Cremona (con 4 comuni coinvolti), “dove i nidi hanno chiuso perché non raggiungevano il numero minimo e ci sono famiglie che non possono accedere ai servizi”. Stessa cosa in Toscana dove si sono messi a confronto i piccoli comuni con una grande realtà e in Umbria dove sono stati scelti piccoli comuni e realtà che stanno accogliendo le comunità terremotate.
Le esperienze delle 3 regioni sono diverse ma avranno un filo conduttore che è rappresentato dalla formazione, grazie all’Università Bicocca. Nel progetto è prevista anche la possibilità di utilizzare le sedi Auser per accogliere, organizzare momenti di festa, laboratori e creare comunità. Il progetto durerà 3 anni, si pensa di raggiungere una platea di circa 250/300 bambini con le loro famiglie..
Tra gli elementi innovativi, la presenza di un partner per la valutazione dell’impatto sociale del progetto e del cambiamento che produrrà.
Fonte: redattoresociale.it

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