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Le associazioni dell’appello “La scuola che cambia il Paese” hanno incontrato i parlamentari di Camera e Senato

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29 aprile 2015
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Le trentadue associazioni (fra queste anche Auser) firmatarie dell’appello “La scuola che cambia il Paese” hanno incontrato il 28 aprile  un gruppo di parlamentari di Camera e Senato. Erano presenti in particolare alcuni membri della VII Commissione della Camera dei Deputati, che in queste ore è impegnata nell’esame del disegno di legge “Buona Scuola”.
È emersa la volontà della Commissione di cambiare profondamente il disegno di legge. La riformulazione dell’articolo 1 nella nuova versione richiama già in parte i contenuti dell’appello. Una vera autonomia scolastica infatti, come stabilito dal Dpr 275/99, è finalizzata tra i vari obiettivi a innalzare i livelli di istruzione e competenze delle studentesse e degli studenti, contrastare le disuguaglianze socio-culturali e territoriali, prevenire e recuperare l’abbandono e la dispersione scolastica, individualizzare i processi di apprendimento e lo sviluppo dell’apprendimento permanente di tutti i cittadini. Riteniamo necessaria la valorizzazione del ruolo degli organi collegiali, con il rilancio del metodo cooperativo e della libertà d’insegnamento all’interno della comunità scolastica. Gli altri parlamentari intervenuti nel corso dell’incontro (Rocchi, Fassina, Bocchino) hanno condiviso questo spirito. Ciò significa cancellare e riscrivere quanto previsto dal ddl sulla dirigenza scolastica che è in contrasto con la funzione cooperativa e partecipativa delle autonomie scolastiche. Le associazioni chiedono alla Commissione, e al Parlamento tutto, di proseguire in quest’opera di profonda revisione del testo, in coerenza con gli obiettivi ormai fissati dall’articolo 1 e aprendosi al dialogo e al confronto con i soggetti che rappresentano il mondo della scuola, senza la cui partecipazione attiva non si potrà realizzare alcuna autentica riforma.
Le trentadue associazioni incontreranno di nuovo nella prossima settimana i rappresentanti del Parlamento e del Governo, per sostenere le proposte indicate nell’appello “La scuola che cambia il Paese”.

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