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La Scuola che cambia il Paese: bene aperture, ma non basta. Il Parlamento modifichi i punti fondamentali

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8 maggio 2015
scuola

Si è svolto alla Camera dei deputati il secondo incontro tra le 32 associazioni dell’appello “La Scuola che cambia il Paese” e i parlamentari della VII commissione. Sono intervenuti i deputati Milena Santerini (Per l’Italia), Titti di Salvo, Teresa Piccione, Filippo Fossati e Anna Ascani (PD).

Dopo settimane di sollevazione unanime, totale e trasversale del mondo della scuola, il 5 maggio lo sciopero generale unitario della scuola ha visto un’adesione larghissima di docenti e personale ATA ma anche la grande partecipazione di studenti e genitori: tutto il mondo della scuola, unito, il 5 maggio ha chiesto di cambiare davvero questa riforma. È una richiesta fortissima che non si può ignorare: infatti ha prodotto già delle aperture al confronto e prime parziali e insufficienti modifiche al testo del DdL.

Ma non bastano, infatti, incontri tardivi e piccole modifiche per raccogliere la forte spinta al cambiamento lanciata dalle piazze del 5 maggio. Perché per cambiare davvero la riforma è necessario modificare radicalmente i punti fondamentali del DdL:

1.    riequilibrio del ruolo del preside nella scuola della cooperazione, eliminando anche il meccanismo di chiamata diretta dei docenti;

2. assunzioni e organico funzionale in tempi utili per il regolare avvio dell’anno scolastico, anche ricorrendo allo stralcio;

3. approvazione e finanziamento della legge nazionale sul diritto allo studio;

4. finanziamenti privati aggiuntivi, non strutturali, finalizzati al contrasto alle diseguaglianze;

5. promozione dell’apprendimento permanente, anche attraverso un adeguato investimento di organico funzionale;

6. valorizzazione del lavoro della scuola nel rispetto della funzione contrattuale;

7. deleghe non lasciate in bianco e senza un reale confronto con le rappresentanze della scuola.

Le aperture al confronto del Parlamento sono un passo avanti ma devono concretizzarsi in cambiamenti radicali, concreti e incisivi, altrimenti ne uscirà una riforma confusa e contraddittoria oltreché sbagliata nell’impianto di fondo.

I parlamentari e il Governo abbiano il coraggio e la lungimiranza di ascoltare davvero il popolo della scuola, che ha manifestato il 5 maggio, perché non è mai buona una riforma fatta senza il consenso di chi vive la scuola.

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