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I pesci da evitare

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Ecco le specie in grave pericolo e che dobbiamo evitare di mettere nei nostri piatti perché in via di estinzione o frutto di pratiche di pesca non sostenibili.

Salmone: questo pesce una volta era un lusso che ci si concedeva solo a Natale, oggi si trova in ogni stagione, in grande quantità e a basso prezzo  perché negli ultimi anni si sono moltiplicati gli allevamenti intensivi. Le scorie prodotte in un anno da un allevamento di 200mila salmoni sono pari ai liquami di una città di oltre 60mila persone.

Tonno rosso: è ancora in pericolo, evitiamo di mangiarlo ancora per qualche anno. Ci sono segnali incoraggianti di aumento dei giovanili, e questo significa che è stato utile proporre il contingentamento della pesca.

Gamberi tropicali allevati: gli allevamenti intensivi hanno un forte impatto sugli habitat costieri, costituiscono la causa principale della distruzione delle foreste di mangrovie , con gravi danni a persone, animali, agricoltura.

Pesce spada: questa specie è in declino e la frequente pesca illegale dei giovanili ad ottobre –novembre ne sta minando ancora di più le condizioni.

Datteri di mare: la cattura è severamente vietata per legge in ogni stagione e a qualsiasi stadio del loro ciclo vitale.

Bianchetti: la pesca ai piccoli è oggi vietata in ogni stagione in tutta la Comunità Europea.

Cernia bruna: è quasi scomparsa in molte zone della nostra penisola, riduci il consumo e ricorda che la taglia minima è di 40 cm.

Merluzzo: l’eccessiva pesca, unita al fatto che si riproduce solo dopo molti anni di vita, sta riducendo questa specie all’estinzione. Se mangi baccalà o stoccafisso una volta alla settimana, passa a una volta al mese.


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