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L’Apprendimento circolare

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6 dicembre 2019
foto marziali

di Maria Teresa Marziali, Coordinatrice Auser Cultura Marche

La Conferenza di Organizzazione di Auser Marche, svoltasi a novembre 2019, ha ricordato in apertura i 17 obiettivi dell’agenda europea 2020/30 per uno sviluppo sostenibile. Una cornice opportuna, oggi più che mai, per la nostra organizzazione.
È evidente come Auser Cultura possa svolgere un grande ruolo nel raggiungimento di alcuni specifici obiettivi, quali: garantire una vita sana e promuovere il benessere di tutti a tutte le età (Obiettivo 3), garantire un’istruzione di qualità inclusiva ed equa e promuovere opportunità di apprendimento continuo per tutti (Obiettivo 4), raggiungere l’uguaglianza di genere e l’autodeterminazione di tutte le donne e ragazze (Obiettivo 5).
Nelle Marche la  ricca offerta formativa di Auser incontra il gradimento di moltissime persone, lo dimostrano i numeri dei partecipanti, oltre duemila e cinquecento in un anno solo nelle tre Università popolari Auser nelle Marche.  Tuttavia abbiamo cercato di individuare quei caratteri delle attività culturali, comuni alle università popolari e ai circoli culturali dei vari territori, nei cui esiti si può rintracciare un’apertura di mentalità, una disponibilità al cambiamento culturale cui fanno appello i 17 obiettivi per il 2030. Essi sono  Interculturalità, ampia Partecipazione femminile e Intergenerazionalità.
Un filo che crea ponti, La fabbrica del cittadino, Lavoro volontario per l’integrazione sono i titoli di alcuni percorsi culturali che raccontano le intenzioni sottostanti.
Persone di diverse etnie costituiscono le popolazioni di ogni paese e città e sono presenti sempre di più alle nostre iniziative; le donne vi partecipano molto più degli uomini, offrono il loro sapere e il loro tempo con modalità trasmissive di tipo circolare, disponibili all’ascolto, al nuovo, alla reciprocità.
Interculturale e femminile è  Un filo che crea ponti   un progetto inclusivo di apprendimento con le sue attività di sartoria e di ricamo, durante le quali sei giovani straniere stanno acquisendo precise abilità artigianali e linguistiche e altrettante italiane si aprono a conoscenze finora lontane e giudicate per loro irrilevanti.
Dice una volontaria: “si impara ad accogliere interrogazioni, a tenerle dentro di sé e pensarci, si impara a non rispondere subito, con le verità che si crede di possedere.”  Il tempo…  “un tempo che sembra rallentato dalla tenerezza e dal rispetto che riscaldano le relazioni tra noi donne”, continua la volontaria.  Quasi sempre le straniere sono molto giovani e anche la differenza di generazione, oltre che di cultura, colora il tempo dell’apprendimento trasformativo.

Femminile, per larga parte, e interculturale è anche la partecipazione al progetto che, ad Ancona, dura da molti anni, dal titolo La fabbrica del cittadino.  Si sta insieme per conoscere, facendo cose concrete come in una fabbrica, per aumentare le competenze e prefigurare risposte efficaci. L’accoglienza e l’ascolto delle donne di Auser hanno rappresentato l’introduzione delle azioni risultate poi utili per tutte. Cambia così, poco a poco, la mentalità della popolazione, all’insegna del’interdipendenza.

Due volontari di Macerata raccontano che dopo quattro mesi a stretto contatto con sette giovani, provenienti dai paesi del Golfo di Guinea, per curare gli orti sociali, i volontari raccontano il cambiamento portato dalla conoscenza di tante differenze, la sorpresa di fronte alla disponibilità dei ragazzi e al loro desiderio di imparare, la complicità nel ridere di piccole disavventure. Se i giovani hanno potuto apprezzare l’occasione di aumentare i contatti interpersonali, le abilità comunicative e artigianali, tutti i volontari italiani hanno apprezzato ciò che hanno imparato dalla vicinanza di stranieri, per la prima volta per un tempo così lungo. Vivere con apertura e curiosità qualsiasi forma di diversità ha cambiato il loro modo di vedere le cose, conoscere ha aiutato a superare qualche pregiudizio ancora strisciante; questa esperienza ha fatto persino riflettere sul modo di insegnare, “è importante saper insegnare, dice Giancarlo, io sono contento di sapere qualcosa che può servire ad altri, ma se non lo so insegnare bene è un’occasione persa per tutti.  Cosa insegno, cosa significa per me e cosa imparerò da chi mi ascolta”.
Ad Ascoli Piceno donne di diverse età che frequentano l’UPLEA (Università itinerante della libera età) raccontano un’interessante esperienza di apprendimento: l’autonomo percorso di ricerca su scrittrici del Novecento che hanno lottato per l’emancipazione; ciò ha fatto ri-scoprire anche che nella nostra regione hanno vissuto e vivono donne la cui fervente attività sociale e culturale sarebbe di insegnamento e di grande ispirazione.
A Pesaro i progetti sono stati intergenerazionali e interculturali, ma tutti al maschile. Anche qui abbiamo potuto osservare l’importanza delle differenze quando si è disponibili a conoscerne la portata evolutiva per ognuno.

“Auser Marche si pone l’obiettivo di rafforzare la rete regionale di Auser Cultura valorizzando ed ampliando le università popolari e i circoli culturali, al fine di mettere a disposizione di tutte le strutture maggiori possibilità di iniziative”.  Questo si legge in un paragrafo del documento della Conferenza di Organizzazione di Auser Marche.

Molto lavoro ancora, dunque, per continuare con l’Apprendimento aperto a tutti, con il consueto spirito di ricerca.

 

 

 

 

 

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