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Dieci anni dopo

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11 febbraio 2020
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di Fabrizio Dacrema, responsabile nazionale Auser Cultura

Dieci anni fa, esattamente il 18 gennaio 2010, Tullio De Mauro e Guglielmo Epifani, a capo di una delegazione di sindacalisti della CGIL e di rappresentanti dell’Auser, presentavano al Presidente della Camera dei Deputati una proposta di legge di iniziativa popolare sul diritto all’apprendimento permanente per la quale erano state raccolte oltre 130 mila firme.

Riuscimmo a raccogliere più del doppio delle firme necessarie grazie all’impegno dei volontari Auser, dei sindacalisti dei pensionati e della scuola e all’autorevolezza degli intellettuali che sottoscrissero l’appello di Tullio De Mauro.

La campagna “Sapere per Contare” lanciata per la raccolta delle firme fu un’importante occasione per far crecere nel sindacato e nel mondo del Terzo Settore la consapevolezza della centralità dell’apprendimento permanente per lo sviluppo e la democrazia.

Fu il primo testo di legge ad arrivare nelle aule parlamentari in cui veniva affermato il diritto di ogni persona ad apprendere in tutte le età della vita. E a trarne le conseguenze: costruzione di un sistema integrato nazionale per garantire a ogni cittadino di poter intraprendere percorsi formativi in base alle proprie esigenze e bisogni; misure per rimuovere gli ostacoli che impediscono, in particolare ai soggetti più deboli, l’accesso alla formazione permanente; un piano straordinario per raddoppiare in tre anni il numero degli adulti che partecipano ad attività formative.

Come tutti i disegni di legge di iniziativa popolare anche questo non arrivò in aula ma fu tutt’altro che inutile, poco dopo la sua presentazione furono presentati disegni di legge su questo argomento e, soprattutto, il 28 giugno 2012 venne approvata la legge 92 che introduce le basi per la costruzione del sistema integrato dell’apprendimento permanente.

In seguito noi promotori del disegno di legge di iniziativa popolare abbiamo sviluppato una più ampia alleanza che tutt’oggi è rappresentata nel Tavolo Nazionale dell’Apprendimento Permanente.

Tullio De Mauro indicava nell’appello tre fattori di questo diritto: il sempre più rapido sviluppo dei saperi, l’innovazione tecnologica e la rivoluzione demografica. A quest’ultima, per noi particolarmente interessante, dedicava un approfondimento che è utile riprendere: “l’innalzamento della vita media ha dischiuso un lungo periodo di vita dopo l’uscita dalle istituzioni scolastiche e, per quanti vi siano pervenuti, universitarie. Una quantità di persone crescente e auspicabilmente in crescita si trova a dovere utilizzare a quaranta, cinquanta e più anni di distanza quanto ha appreso in età scolastica. Anche le menti più vigili vanno incontro nel tempo al deperimento di ciò che si apprese entro le istituzioni scolastiche e formative ordinarie, un deperimento che si è cercato di valutare e viene stimato mediamente e generalmente intorno ai cinque anni di regressione delle competenze massime acquisite in età giovane. Chi acquisì una laurea torna per dir così ai livelli di uscita dalle secondarie, chi in queste raggiunse il diploma torna ai livelli di competenze raggiunti nella scuola di base, chi si limitò a questo livello regredisce nelle condizioni di inizio del cammino scolare e, spesso, in condizioni di vera e propria dealfabetizzazione. E, in effetti, recenti indagini osservative internazionali meritoriamente promosse da Statistic Canada hanno portato a constatare che sacche cospicue di dealfabetizzazione o, come si dice, di analfabetismo di ritorno si trovano in tutti i paesi sviluppati, dal Canada ai paesi del Nordeuropa.”

Più in generale rileggendo i testi dei materiali utilizzati per la campagna politica di dieci anni fa si ha l’impressione di una costante attualità. Ai buoni risultati ottenuti in termini di quadro normativo generale non sono infatti corrisposte azioni politiche adeguate a livello nazionale e territoriale capaci di fare concreti passi avanti verso l’obiettivo indicato dal nostro disegno di legge: il diritto soggettivo all’apprendimento permanente.

È anche per questo che il declino economico e democratico del Paese continua perche, come ci aveva avvertito Tullio De Mauro “Senza alfabeto niente democrazia. Senza alfabeto solo sottosviluppo”.

 

 

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