14.07.2011
Legge sul fine vita: negata ogni libertà
Marica Guiducci di Auser Nazionale: “ingerenza gravissima del Governo sulla vita delle persone”
Dopo due anni di rinvii, la Camera ieri ha dato il via libera alla legge sul fine vita. Ora il provvedimento passa al Senato per la definitiva ratifica. In favore si sono espressi il Pdl (con alcune eccezioni), Lega, Udc e Popolo e Territorio. Contrari il Pd, l’Idv e Fli.
Il provvedimento approvato ha l’unico scopo di impedire che la nutrizione artificiale venga interrotta, così come era previsto nel decreto presentato dal governo durante la vicenda di Eluana Englaro. Il testo non è definitivo, perché il provvedimento dovrà essere votato anche al Senato, ma la spallata della maggioranza fortemente voluta dalle gerarchie ecclesiastiche c’è stata.
Nei fatti viene negata la libertà di disporre il proprio testamento biologico, e come avviene per la legge 40 (fecondazione assistita) chi potrà permetterselo troverà le soluzioni al di fuori delle strutture sanitarie pubbliche. Si è compiuta ieri una doppia ingiustizia.
Mai come ora serve informare le persone vicine ai valori costitutivi dell’Auser, i volontari, i soci su dialogare e mobilitare. La battaglia continuerà al Senato, anche perché le risorse per la cura, questa maggioranza così sensibile a parole, le ha azzerate, come ha azzerato le risorse per la non autosufficienza.
I movimenti in favore del biotestamento in questi anni hanno chiesto una legge sul fine vita, ma con un obiettivo esattamente opposto: dare una forma di tutela ulteriore della volontà della persona e come estensione naturale del Consenso Informato alla Cure che è già norma in Italia. Assurdamente il testo al contrario, caso unico in occidente, rischia di impedire l’autodeterminazione delle persone rispetto alle cure in caso di malattia terminale.
Questo Governo, mentre taglia senza pietà nella sanità e nell’assistenza, lasciando le persone e famiglie senza welfare ad affrontare la malattia e la non autosufficienza, contemporaneamente compie un’ingerenza di una gravità inaudita ( e molto probabilmente anticostituzionale) che riguarda la sfera più intima delle persone.
A questo punto, non avere una legge (che del resto non hanno la gran parte dei paesi europei) sarebbe una maggior garanzia per i malati e i loro famigliari di decidere secondo la propria coscienza e lo stato di sofferenza.
Se il testo non verrà modificato al Senato il testamento biologico o la volontà comunque espressa dal malato non sarà vincolante per il medico.
In sintesi le volontà del malato saranno applicate solo nel caso in cui esso di trovi in condizioni di morte celebrale. Altrimenti non sarà possibile pretendere la sospensione delle cure. Tantomeno sarà possibile rifiutare o sospendere all'idratazione e alla nutrizione artificiali.
Oltre alla evidente sopraffazione nei confronti della libertà scelta, c’è da chiedersi se la maggioranza di governo e le gerarchie ecclesiastiche siano a conoscenza della insufficienza negli ospedali italiani di una cultura della morte dolce.
Una decisione così importante viene sottratta al malato e affidata all’arbitrio del medico. Ma al dell’evidente sopruso, c’è un problema enorme di formazione delle equipe medico ospedaliere e carenza della strumentazioni adeguate al fine vita.
I tagli agli enti locali che verranno imposti con la manovra economica non renderanno migliore la situazione.
Per queste ragioni occorre seguire l’iter di approvazione della legge e partecipare con l’informazione e la mobilitazione alla battaglia di tutte le forze sociali intenzionate a fermarla.
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