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29.03.2011

Le case di riposo, una giungla di servizi e residenze

Carenze di trasparenza e regolamentazione.

“Servono più controlli e il rispetto delle regole”

 Presentata la Prima Ricerca Nazionale dell’Auser sulle Case di Riposo in Italia

Una giungla di servizi e residenze, dove al concetto di adeguatezza prevale la carenza di  trasparenza e regolamentazione. E’ cio che risulta dalla prima indagine nazionale che l’Auser ha svolto sulle Case di riposo nel nostro paese.

Il primo mistero. Quante sono

Le consistenze delle Case di riposo variano a seconda delle fonti ufficiali e informali che si occupano delle strutture residenziali. La ricostruzione degli elenchi regionali (parziali) restituisce un valore pari 3.374 strutture, che riguarda in modo particolare le residenze sanitarie assistenziali Rsa  che assistono in particolare anziani non autosufficienti e le residenze assistenziali Ra  (Case di riposo in senso stretto, comunità alloggio), che ospitano in genere anziani autosufficienti e non autosufficiente di grado lieve. Con una ricognizione diretta attraverso il sito delle Pagine Gialle, con chiave di ricerca “Case di riposo”, sono state individuate 6.389 strutture (al 28 febbraio 2011), alle quali occorre aggiungerne ulteriori 326 che provengono dagli elenchi della Camera di Commercio e da altre fonti collegate ad associazioni del Terzo settore. Per un totale di 6.715 strutture residenziali. Tenuto conto che nella voce “Casa di riposo” trovano ospitalità non solo le residenze assistenziali ma anche le Rsa,  la prima tipologia di strutture (Ra) è stata isolata e quantificata in circa 3.750 unità. La ricerca si è  focalizzata maggiormente  su questo tipo di struttura, le Case di Riposo in senso stretto, dove negli ultimi anni si sono concentrate irregolarità e fenomeni di disagio sociale.

Il ritardo delle Regioni. 700 strutture “fantasma”

In primo luogo si conferma il ritardo delle Regioni nell’azione di indirizzo e regolamentazione. Per quanto riguarda le strutture socio-sanitarie Rsa sono passati più di dieci anni dall’approvazione delle norme che hanno introdotto il regime di autorizzazione e accreditamento, tuttavia ancora oggi in alcune regioni il processo non è concluso. A dicembre 2010 circa il 63,3% delle residenze per anziani era definitivamente accreditato.

Per quanto  riguarda il sistema di autorizzazione e accreditamento introdotto per le Ra (Case di riposo ed altre tipologie) e disciplinato dalla legge 328/2000, la maggior parte delle Regioni ha concluso il percorso amministrativo solo negli ultimi anni con la conseguenza che le regole sono scarsamente seguite. Un sistema “incerto”, dunque, tanto che basta la mappatura dei principali elenchi telefonici e commerciali delle case di riposo (ad esempio le Pagine gialle) per far emergere buona parte del sommerso con circa 700 residenze private  che vivono nell’oscurità, di cui si conosce poco o nulla, senza contatti con gli enti pubblici, non presenti in nessun elenco, prive di autorizzazione all’attività e di accreditamento. In diversi casi esse non necessitano neanche di autorizzazione al funzionamento, tenuto conto che parte delle Regioni ha introdotto il regime di autorizzazione e accreditamento solo per le strutture pubbliche e convenzionate con il pubblico.  

Una parte considerevole delle Case di Riposo si trova in aree a basso costo

Un fenomeno diffuso soprattutto nei grandi centri abitati dove le scelte delle famiglie strettamente connesse alle tariffe di soggiorno richieste dalle residenze,  costringono  l’anziano ad una sorta di “migrazione” lontano dalle sue radici e dagli affetti. Dalla rilevazione effettuata su un campione di 400 case di riposo private nei territori di Milano, Firenze, Roma,Napoli, Bari e Palermo  è emerso che mediamente meno del 30% delle case di riposo è ubicata nei comuni capoluogo.

 Critica la situazione relativa alle autorizzazioni al funzionamento e in particolare all’adeguatezza delle case di riposo

In base alle indagini svolte dai Nuclei antisofisticazioni e sanità dei Carabinieri, il 27,5% degli 863 controlli effettuati  nel 2010 presso le strutture residenziali per anziani ha rilevato irregolarità. Erano 283 i casi di strutture non in regola con 371 infrazioni rilevate. Fra le infrazioni maggiormente riscontrate: autorizzazioni mancanti, strutture non adeguate, numero di anziani ospitati superiore rispetto a quanto possibile,mancanza di aguate condizioni igienico sanitarie e di sicurezza, attività infermieristiche esercitate in modo abusivo.

Il fenomeno è stato inoltre osservato attraverso gli articoli pubblicati dalla stampa nazionale e locale (un campione di 90 testate fra quotidiani e periodici). I casi si concentrano perlopiù al sud 39,5% del totale, seguito dal nord con il 31,8% e dal Centro con il 29%. Nel 64% dei casi esaminati, è stato, inoltre, rilevato esplicito riferimento alla presenza, nelle strutture residenziali pubbliche e private, di personale non qualificato e senza i necessari requisiti. Più in generale, comunque, emergono forti carenze nell’assistenza agli utenti e pazienti. In circa il  34% delle “case di riposo” oggetto di indagine venivano inoltre somministrati farmaci scaduti. Infine, gli anziani sono stati trovati in condizioni di malnutrizione e/o fisiche e psicologiche non buone in circa il 46% delle situazioni rilevate, mentre il numero di ospiti risultava superiore a quello autorizzato, o comunque non idoneo alle caratteristiche dei locali, nel 20,3% dei casi.

Per spiegare i fenomeni rilevati, non sempre la variabile territoriale può essere chiamata in causa. Infatti, l’abusivismo e le irregolarità nelle autorizzazioni necessarie all’esercizio delle attività, risultano essere la tipologia più frequente di infrazione, dal 94% del Nord – Ovest fino al 96,5% del Sud.

Le carenze di  requisiti igienico-sanitari vengono rilevate in quasi l’88% degli abusi rilevati al Sud, mentre nel Nord-Ovest il fenomeno si rileva  nel 78% delle notizie.

Ben 104 sono, inoltre, i casi di inadeguatezza delle infrastrutture rilevati nelle regioni del Sud, pari al 92% degli interventi complessivamente analizzati e riguardanti la medesima area geografica; tale percentuale, sebbene più contenuta, risulta particolarmente significativa anche nel Nord (85,7%).

Occorre ricordare che le considerazioni e le analisi svolte derivano dalla lettura e dalla classificazione di un campione di notizie (286) pubblicate da testate giornalistiche e agenzie di stampa. Dunque, le analisi  riportate possono essere influenzate dal “taglio” giornalistico e dalla rilevanza che, di volta in volta, il cronista ha attribuito a ciascuna tematica.

Indagine telefonica su 227 Case di Riposo private per anziani autosufficienti.

Il 65% è collocato in zone periferiche, percentuale che cresce fino al 73% nel Nord Ovest e risulta invece più contenuta 58% nel Sud e nelle Isole. La maggior parte delle residenze è distribuita su più livelli di uno stesso stabile (209 casi) nonostante questo  solamente  in 144 casi le informazioni ricevute confermano la presenza di un’ascensore. Le strutture contattate risultano di per lo più di modeste dimensioni, idonee ad ospitare non più di 13 anziani.

Le strutture oggetto di analisi risultano per lo più di modeste dimensioni, idonee ad ospitare in genere non più di 13 soggetti anziani.

Risulta assente una figura professionale operante nel settore sanitario (medico, infermiere) in più del 67% delle strutture, figura presente in maniera stabile (24h) in 74 casi su 227 complessivi. Sono infatti 81 le risposte ricevute, in base alle quali viene dichiarata la presenza di un infermiere o di un medico con frequenza periodica (tutte le mattine, bisettimanale, trisettimanale, ecc.) mentre sono 62, pari al 27%, le Case di riposo che forniscono assistenza sanitaria “all’occorrenza”.   

Per quel che concerne l’assistente sociale, quasi il 70% delle case di riposo dichiara di non far ricorso a tale figura, neanche saltuariamente. Al di sotto del 30% inoltre anche la presenza continuativa di attività di animazione.

In linea generale nel Sud Italia e nelle Isole i prezzi appaiono più contenuti che nel resto della penisola; evidenti le diversità geografiche, sebbene permangano forti disparità anche nella medesima area.

Le rette

L’impegno economico richiesto alle famiglie per la permanenza degli anziani autosufficienti in una Casa di riposo è molto elevato. I prezzi, seppur mediamente si attestano attorno ai 1.400-1.500 euro, possono spesso oltrepassare la soglia dei 2.500-3.000, rilevati a Roma e Milano fino ad arrivare ai 4.200 euro. Molto dipende dalla tipologia e dai servizi offerti dalla “Casa di riposo”, più spesso dalla presenza o meno di convenzioni con la regione, in altri casi le differenze rilevate appaiono senza motivazione.  

Pretendere il rispetto di norme e regole. Dichiarazione di Michele Mangano, presidente nazionale Auser

Gli anziani ospiti nelle case di riposo non sono cittadini di serie B, ed hanno il diritto ad essere tutelati e curati al meglio.  

La mancanza di una adeguata assistenza igienico-sanitaria può infatti portare gli anziani ricoverati  verso una lenta e inesorabile vita vegetativa e al deterioramento delle capacità motorie e cognitive. Per questo vogliamo richiamare l’attenzione sulla necessità che controlli e verifiche sistematici e continuativi nel tempo e sull’intero territorio vengano effettuati anche  nelle RSA e nelle case di riposo private. Perché anche gli anziani soprattutto i non autosufficienti e gli anziani soli, abbiano garanzia di cura e assistenza adeguata e professionale. Perché anche la loro dignità venga rispettata sempre. Perché la “malasanità” non si sommi alla “malassistenza”. Richiamiamo  le autorità e le istituzioni a vigilare sempre affinché le norme e le leggi che regolano l’apertura e la  gestione delle  Rsa e delle  case di riposo siano applicate e rispettate con rigore. Esistono precise norme di accreditamento che fissano in modo preciso requisiti, standard di sicurezza, rapporto fra anziani ricoverati e operatori; norme che devono essere rispettate, da tutti. Chiediamo inoltre che nei criteri di accreditamento, venga inserita la possibilità per le associazioni di volontariato di poter accedere nelle Case di Riposo per svolgere attività di socializzazione e intrattenimento.  Il volontariato può fare molto, essere un occhio attento e vigile all'interno delle strutture in cui opera. Il problema è che oggi in molte strutture private, ci è negato l'accesso.

Oltre al pretendere il rispetto di norme e  regole, il nostro Paese deve puntare ad implementare l’assistenza domiciliare integrata. Invecchiare a casa propria  costa meno   e diminuisce   in modo esponenziale la richiesta di ricoveri.

Purtroppo siamo gli ultimi in Europa nell’assistenza domiciliare, manca una legge che definisca con precisione per chi e quando debbano essere garantite cure a domicilio. Le Asl e le Regioni gestiscono la cosa secondo modalità diverse, in base alla possibilità di personale, mezzi e finanziamenti. Il risultato è che l’anziano anche quando potrebbe essere curato a casa propria viene ricoverato in ospedale, nelle RSA,  nelle Case di Riposo o  viene affidato alle assistenti familiari. Occorre insomma una forte integrazione fra l’assistenza sanitaria e quella sociale e le figure professionali competenti.





 

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